La verità sullo stupro e la violenza sessuale in India

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Meena Meena

Il 5 luglio 2011, Meena Khalkho, una ragazza adivasidi 16 anni, è uscita di casa per andare a trovare la sua amica, ma non ha più fatto ritorno quella sera.  Il mattino dopo, un poliziotto informato i suoi genitori preoccupati – papà Buddeshwar e mamma Guttigari– che Meena era in ospedale, ferita. Ma quando vi sono giunti, l’hanno trovata morta.

La polizia ha accusato Meena d’essere una maoista, un’estremista che ha fatto guerra allo Stato. Ha affermato che era morta nel villaggio di Nawadih, dove aveva ingaggiato un intenso scontro a fuoco con 30-35 maoisti.

Tuttavia, gli abitanti locali negano quanto sostenuto dalla polizia. Hanno sentito solo tre spari quella mattina – non un’intensa sparatoria. Un’autopsia ha rivelato la presenza di sperma nel cadavere di Meena. Quando i giornalisti posto domande sull’eventualità di uno stupro e di un omicidio, l’allora ministro dell’Interno in Chattisgarh gli ha rimproverato di essere “solita al sesso”.

Quattro anni dopo, nell’aprile 2015, una commissione giudiziaria istituita per indagare sul caso ha scoperto la verità: Meena non era un maoista. Non stava conducendo una guerra contro lo Stato; la versione della polizia era inventata.  Il rapporto presentato dalla commissione ha dichiarato:

il rapporto sessuale sembra essere forzato.Oltre alle lesioni da proiettile, sono visibili anche altre gravi ferite. Durante l’autopsia le sono stati trovati grumi  di sangue nei polmoni e nell’intestino a causa ditagli. La settima costola è fratturata. Questo dimostra che il rapporto sessuale è stato fatto usando la forza fisica su Ms Meena Khalkho.

La polizia ha rapito, violentato e ucciso Meena. “25 poliziotti, tra cui un ispettore, sono stati presumibilmente coinvolti nell’episodio”, secondo un rapporto di EconomicTimes.

Meena Khalko è solo una delle tante vittime di violenza sessuale in una delle zone conflittuali in India.

Il più delle volte, la violenza sessuale è usata come arma di guerra; è uno strumento di terrore per assoggettare il nemico. Donne, nella maggior parte dei casi, sono vittime di violenza sessuale. Identificato ciò, quasi un decennio fa  il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha adottato la risoluzione 1820 (2008) che “nella sua agenda ha elevato la questione della violenza sessuale connessa al conflitto a minaccia per la sicurezza e ostacolo al ripristino della pace”.

Di recente, il Segretario generale ONU ha pubblicato il suo 10° rapporto sulla violenza sessuale legata a conflitti, che elenca i Paesi dove è perpetrata una significativa violenza sessuale contro le donne. L’India non vi è compreso. Sulla carta, l’India ha una bassa incidenza di violenza sessuale. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che numerosi episodi di violenza sessuale in India sono spesso sottostimati.

Uno sguardo sommario fornirà numerosi esempi di violenza sessuale mostruosa registrati nella storia recente. Il brutale stupro di Bilkis Bano e l’omicidio dei suoi familiari durante le   rivolte scoppiate poi nel 2002 in Gujarat sono un esempio calzante.

Nel marzo 2002, il giorno di Bakrid(per l’islam, festa che commemora la prontezza di Abramo a sacrificare suo figlio per compiacere Allah, dal’11 al 15 agosto – n.d.t.) circa 20-30 persone armate di falci, spade e bastoni hanno brutalmente aggredito e violentato Bilkis (incinta di cinque mesi), sua madre e altre quattro donne della sua famiglia. Hanno ucciso la figlia di 3 anni, schiacciandole la testa in terra. Delle 17 persone della sua famiglia, 8 sono state trovate morte. Altre 6 “disperse”. Il loro reato: essere mussulmani.

Bilkis era l’unica donna sopravvissuta a questa strage. Secondo l’Ufficio Centrale investigativo dell’IndiaCBI), la polizia “ha eliminato i fatti materiali e scritto una versione distorta e troncata” della sua denuncia. L’autopsia è stata mal effettuata per proteggere l’imputato. Quando CBI si è occupato del caso, ha scoperto che il medico dell’obitorio aveva reciso le teste dei cadaveri affinché i corpi non potessero essere identificati. Sono stati accusati 19 uomini, tra cui 6 agenti di polizia e un medico governativo. Alcuni sono stati condannati all’ergastolo, altri sono stati rilasciati per “mancanza di prove”.

Nel caso di Bilkis Bano, governo e polizia – coloro tenuti a proteggere e far rispettare la legge – sono gli autori del crimine.

A Bilkis Bano sono occorsi quasi due decenni per avere giustizia. Il suo caso può offrire un raggio di speranza – per alcuni. Ma che molti dei perpetratori di violenze sessuali e crimini efferati contro l’umanità camminino ancora per strada risarciti, è motivo di preoccupazione.

Babubhai Patel, alias Babu Bajrangi, è un caso emblematico. Membro dell’unità di Bajrang Dal(organizzazione militante religiosa, nazionalista indù – n.d.t.) in Gujarat, è condannato per l’uccisione di 97 persone durante le rivolte in Gujarat. Ha descritto con gioia come ha squarciato una donna musulmana incinta, estratto il feto dal ventre e trapassato con un trishul(tridente, n.d.t.). Recentemente gli è stato concesso il rilascio su cauzione per motivi di salute. Ora è un uomo libero.

Nel suo libro Listening to Grasshoppers(ascoltando le cavallette, n.d.t.) Arundhati Roy cita alcuni casi di violenza sessuale come “note finali”. Nel libro figurano alcuni dei più macabri atti di violenza sessuale commessi contro le donne:

Un medico dalle zone rurali di Vadodara ha detto che i feriti che avevano cominciato ad affluire dal 28 febbraio avevano subito lesioni del tipo di cui non era mai stato testimone prima, nemmeno per precedenti situazioni di violenza comune. Sfidando seriamente il giuramento d’Ippocrate, i medici sono stati minacciati per aver curato pazienti mussulmani e costretti a usare solo sangue dato da volontari RSS (organizzazione nazionale patrittica, destra nazionalista indù, n.d.t.) solo per curare pazienti indù. Lesioni da spade, seni mutilati e ustioni di varia intensità hanno segnato i primi giorni del massacro. I medici hanno eseguito l’autopsia su  un numero di donne stuprate da una banda, molte delle quali erano state poi bruciate. Una donna del distretto di Kheda violentata da una banda ha avuto la testa rasata e “Om” (un simbolo sacro per gli indù) inciso con un coltello in testa dagli stupratori. È morta dopo alcuni giorni in ospedale. Esistono altri casi di “Om” impressi con un coltello sulla schiena e natiche di donne

Tali episodi di atrocità di massa – atti di violenza sessuale – non sono solo prove aneddotiche. Sono solo la punta dell’iceberg, un graffio in superficie. La violenza sessuale in India è dilagante; gran parte non è denunciata per paura di punizioni dallo Stato. Sono innumerevoli gli atti di violenza sessuale in India in varie zone di conflitto.

Dato che la comunità internazionale non riesce a prevenire il verificarsi di queste atrocità di massa, quest’anno è fissato il Consiglio di sicurezza dell’ONU per introdurre una nuova risoluzione che soprattutto riconosca la necessità di approcci centrati per i sopravvissuti.

È essenziale per sopravvissuti alla violenza sessuale in India chiedere consiglio a organizzazioni internazionali per assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU deve richiedere maggiore responsabilità dagli Stati insistendo sul rafforzamento delle istituzioni operanti con più  trasparenza.